Pillole di NO

Care e cari, la data del referendum si avvicina e la campagna elettorale si imbastardisce. A leggere le ultime esternazioni del ministro, anche successive al messaggio del presidente Mattarella sull’ abbassamento dei toni”, cascano le braccia (non migliore il comportamento della presidente del CM).
Provo a rispondere, coi toni adatti.

PILLOLE DI NO

Una di queste ultime notti mi sono svegliato all’improvviso – comincia a capitarmi – e ho acceso il lume; rapida occhiata in giro e poi ho cominciato a srotolare il filo dei ricordi, a partire da quello della sera, col sondaggio sul referendum dove il NO aveva superato, di poco, il SI’ dopo mesi di notevole distacco. Quella specie di testa a testa non mi entusiasmava, e rimasi in attesa di inevitabili riflessioni.

A) I due presentatori della riforma, Meloni e Nordio, hanno prima negato, poi affermato che questa COSTITUZIONE riformata avrebbe migliorato la resa di giustizia . Non mi interessa fermarmi sulla loro contraddizione, perché semplicemente NON E’ VERO. Non c’è una riga, ma nemmeno una parola, che possa confermare le dichiarazioni dei “riformisti”. I due proponenti sono come Il Gatto e la Volpe, ma noi non siamo Pinocchio. I mali profondi della giustizia, a partire dalla durata dei processi, avrebbero bisogno di interventi ben altrimenti incisivi, sui testi legislativi, sui mezzi e sulle strutture (Ministro dove stava e che faceva nel frattempo, oltre a criticare pesantemente una magistratura della quale ha fatto parte per parecchio tempo).

B) I “riformisti” sostengono che , dopo la riforma, il giudice sarebbe davvero “terzo”, come è scritto nell’articolo 111 2° comma della Costituzione. Se questa tesi fosse vera, ne conseguirebbe di necessità che tutti processi penali celebrati col nuovo codice (qualche milione) sarebbero nulli.

C) Finché giudice e p.m. non saranno “separati” il primo sarà pesantemente condizionato dalle tesi del p.m., e le accetterà al di là del dovuto, sostengono i sostenitori del SI’. Ma se consultiamo i dati, scopriremo che il numero di condanne –secondo le tesi p.m.- e quello delle assoluzioni- tesi della difesa- sono all’incirca uguali. Quindi soltanto la metà dei giudici sarebbe influenzato dalla colleganza col p.m.? E un’altra metà no? I numeri smentiscono questa enorme sciocchezza.

D) Gli avvocati iscritti alle Camere Penali (circa 10.000) sarebbero nella quasi totalità fautori del SI’, quindi il numero degli addetti ai lavori sostenitori della riforma sarebbe argomento neutro, ma chiaro. Anche qui i numeri vanno letti per intero: la percentuale dei professionisti delle Camere Penali oscilla tra il 4 e il 5% del totale degli avvocati italiani; quindi il parere del 94/95% non è conosciuto. Perciò è assai significativa la chiara presa di posizione di un illustre avvocato e professore, Franco Coppi, le cui doti professionali ho avuto modo di apprezzare più volte. Non pochi magistrati e avvocati, buoni conoscitori del problema, valuterebbero addirittura con favore l’unicità della formazione professionale.

E) Se la Giustizia è del tutto dimenticata dai “riformisti”, vediamo finalmente il vero bersaglio della riforma, il Consiglio Superiore della Magistratura, istituito dai costituenti a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura(già la previsione dell’organo nel 1948, e la sua effettiva istituzione, nel 1958, fa capire quanto fosse “anomalo”). Dall’unico CSM attuale, con i membri togati eletti (secondo Costituzione), si passerebbe, nel testo riformato, a due CSM, per carriere separate, spostando la competenza in materia disciplinare, attribuita ad una Alta Corte, pensata da qualcuno che soffriva di incubi.

F) Dei due CSM e dall’Alta Corte farebbero parte, per due terzi magistrati, sorteggiati tra tutti, e per un terzo componenti “laici” sorteggiati in una apposita lista, approvata dal Parlamento. Il sorteggio dovrebbe, per il SI’, impedire la lottizzazione dovuta alle correnti in sede di Associazione magistrati. Lascia stupiti il motivo per cui non si sorteggiano assemblee di condominio, organi disciplinari vari, nonché Camere del Parlamento, che già oggi provengono da decisione di partiti e/o correnti di partito. L’Alta Corte nasce oltretutto in contrasto con il divieto costituzionale di istituzione di giudici speciali, e con una cervellotica previsione di reclamo contro le sue decisioni alla stessa Corte ,con altri componenti. E se, non essendo previsti numeri e qualifiche dei sorteggiandi, (decisioni delegate del tutto al prossimo legislatore) una maggioranza politica ampia coprisse con la sua lista tutti i posti destinati ai membri “laici”?. E contro la decisione della Corte in sede di appello sarà possibile ricorrere in Cassazione, secondo la tassativa previsione dell’articolo 111, penultimo e ultimo comma? Nulla dice sul punto la riforma.

G) Quando ai “riformisti” si contesta che nella riforma ben si intravedono rischi per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, si risponde che l’art. 104 della Costituzione non viene modificato. Però, con riferimento al grande TOTO’ (ccà nisciuno è fesso), basta cambiare quell’articolo -già adesso si progetta di mutarne ben SETTE – e addio a indipendenza ed autonomia.

CONCLUSIONI
Dopo queste osservazioni ( un testo più ampio nel documento “Ma non è una cosa seria”), meglio non consultare più i sondaggi: si discute di una -un po’ truffaldina- modifica della struttura sostanziale della nostra democrazia, e non della finale di una coppa di calcio, o di tennis. Per cambiare una parte non piccola, né secondaria della Costituzione nata dalla Resistenza più di ottanta anni fa andava prevista una discussione generale politica, come avrebbe dovuto farsi ,per l’articolo 138, e non una gara di corsa.