Mario Almerighi ed il 24 marzo Le riflessioni di un avvocato

di Rosalba Turco

1939-2017

Incontrare Mario Almerighi agli inizi della mia attività di avvocato, nell’anno 1984, mi ha dato conferma di quello che pensavo costituisse per me la giustizia: un valore assoluto, sacro, da pretendere e perseguire attraverso i suoi amministratori.
Posso affermare che nei lunghi anni della mia professione sono entrata in contatto con diversi magistrati constatando, nella maggior parte dei casi, la loro serietà e preparazione nell’amministrare la giustizia. Altre volte mi sono anche dovuta scontrare con alcuni di loro che trattavano il processo in modo frettoloso e poco approfondito ma, anche in tali frangenti, la finalità era sempre quella di giungere ad una definizione ritenuta di giustizia, seguendo i principi dell’autonomia e della indipendenza del magistrato, sanciti dalla Costituzione.
E’ stato, pertanto, davvero deludente e non privo di amarezza, ad un certo punto del mio percorso professionale, scoprire che accanto ad un giudice con le qualità e gli ideali di giustizia di Mario Almerighi e ad altri colleghi con lui in sintonia, vi fossero dei magistrati che avevano scelto di utilizzare la propria indipendenza ed autonomia, per garantirsi, attraverso logiche correntizie “deviate”, posizioni di potere “politico” e di prestigio non meritato.
Tali condotte hanno influito negativamente non solo sull’immagine ma anche sull’operato della magistratura, disvalore che appare aver raggiunto l’apice ai nostri giorni con le rivelazioni di condotte inopportune da parte di magistrati, portate all’attenzione dal caso “Palamara”.
Mario Almerighi, insieme ad altri suoi colleghi, ha strenuamente combattuto quella logica correntizia che ha imposto il suo potere per favorire nomine ai vertici delle Procure, trasferimenti di magistrati in altre sedi e cosi via, a prescindere dai meriti dei predestinati.
Si può ricordare come egli, insieme ai magistrati del Movimento per la Giustizia, già nel lontano 1992, nel programma elettorale per il rinnovo del cdc ANM del 22/24 marzo, scriveva “Crisi della politica è innanzitutto crisi della cultura. Durante il loro percorso le correnti tradizionali sono rimaste vittime di tale crisi generale che ha investito il paese.
Il criterio dell’appartenenza ormai si coniuga con la logica del potere degli apparati divenuti simulacri privi di contenuti ed utili in chiave meramente elettoralistica per la conservazione di se stessi. … Non è più credibile alzare la bandiera dell’indipendenza senza farsi carico delle patologie che avvelenano il nostro interno sia sul piano della professionalità che su quello della responsabilità e dell’efficienza.
Occorre insomma che l’ANM abbandoni i tortuosi sentieri che hanno contribuito solo ad aumentare il solco che ci separa dalla società civile” (v. pagg. 143-144 del libro di Mario Almerighi “La storia si è fermata”).
Nonostante il ripetuto e continuativo impegno del Presidente Almerighi e dei magistrati che con lui condividevano un comune sentire, nel contrastare il criterio dell’appartenenza nella sua accezione più negativa di collusione con il potere, man mano hanno prevalso sempre di più quelle logiche correntizie finalizzate all’ottenimento di nomine verticistiche non sempre meritate e di favori personali.
Mario Almerighi ha anche subìto, in prima persona, le conseguenze di tale suo agire, sia da parte del Movimento per la Giustizia che dall’ ANM di cui fu Presidente per un solo giorno.
Ma non si è mai arreso ed ha trovato nuova linfa per la diffusione della legalità costituendo l’Associazione ISONOMIA il 24 marzo 2001, composta da avvocati, magistrati ed operatori del diritto, per affrontare insieme, pur mantenendo ogni categoria la propria specificità, i gravi problemi della giurisdizione in quel momento storico “tali da far temere lo sgretolamento di uno dei pilastri di una qualsiasi democrazia avanzata: quella di assicurare ad una collettività ed ai singoli quel minimo di garanzie che riguardano la sicurezza del cittadino, la certezza della tutela dei propri diritti, la convinzione che il rispetto della legge sia condizione di progresso e che la sua violazione sia, invece, causa di regresso e di altro rischio di penalizzazione della propria ed altrui esperienza” (v. Manifesto Fondativo di Isonomia a pag. 306 del libro già citato di Mario Almerighi).
L’associazione, guidata dal nostro Presidente, ha lavorato molto attraverso convegni, seminari, incontri sulla legalità nelle scuole, nel confronto tra giuristi ed operatori del diritto su temi importanti della giustizia ed ha costituito la genesi dell’Associazione Sandro Pertini Presidente e dell’attuale Associazione Sandro Pertini – Isonomia, sempre fondate da Mario Almerighi.
Il 24 marzo è una data simbolica, ricorrente nella vita del nostro Presidente, è il giorno in cui egli ha fondato Isonomia e quello in cui ci ha lasciato, ma per questo deve essere anche il giorno in cui si rinnova l’impegno preso insieme a lui per continuare a coltivare il nostro percorso culturale e giuridico sulla legalità.

Roma, 24 febbraio 2021

Rosalba Turco

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