Ha vinto la Costituzione

Mario Almerighi

di Leonardo Agueci

E alla fine ha vinto la Costituzione.
Quella che deve la sua forza e la sua longevità al sapiente e impareggiabile equilibrio tra i diversi poteri dello Stato, costruito in modo che nessuno tra loro potesse provare a prevaricare gli altri.
Quella che è stata scritta, nella formulazione che conosciamo, a seguito di un lungo e articolato confronto tra forze politiche e sociali assai diverse, ma alla fine capaci di raggiungere un intesa idonea a bilanciare i valori di cui ciascuna di esse era portatrice.
Quella che si è provato a stravolgere, in questa vicenda referendaria, con una riforma istituzionale, imposta unilateralmente da una sola parte politica, che pregiudicava pesantemente il consolidato equilibrio preesistente.
Riforma che mortificava la magistratura, qualificandola incapace di scegliere, con libere elezioni, le persone chiamate a governarne la vita e il ruolo istituzionale; che strappava il Pubblico Ministero dalla cultura e dall’esercizio della Giurisdizione, declassandolo a semplice “avvocato dell’accusa; che affidava la valutazione disciplinare di tutti i magistrati a un organismo di composizione e competenza indefinite e non sottoposto, a sua volta, al vaglio di alcun altro organo di Giurisdizione.
Ma, grazie al cielo, i cittadini, in numero inaspettatamente elevato, hanno compreso che questa riforma – al contrario di quanto era stato loro detto – non solo squilibrava fortemente i rapporti tra le istituzioni, ma incideva in modo molto negativo sulle reali problematiche della Giustizia.
E il chiaro esito del voto conforta anche coloro che si sono generosamente impegnati a far comprendere a tutti la reale portata delle modifiche che si è cercato di introdurre, smentendo le numerose false informazioni che sono state diffuse.
Grazie dunque al popolo italiano per la maturità e la autonomia di discernimento che ha dimostrato.

Questione demagogica

di Leonardo Agueci

Finalmente la Presidente del Consiglio, nel suo recente discorso di Milano, ha gettato la maschera sciorinando l’elenco delle “malefatte” di cui la magistratura (tutta intera) si sarebbe resa responsabile e che il progetto “epocale” di riforma  farebbe cessare.

Ha testualmente affermato (tra l’altro) che, se non passa la riforma avremo “decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà, antagonisti che devastano le stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria, figli strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita” ed ha così. con assoluta evidenza, portato a compimento una vera e propria aggressione all’intera categoria dei magistrati contro le cui “surreali” decisioni i cittadini di buon senso non potrebbero fare niente.  

Non dice però che le decisioni “surreali” in questione sono quasi sempre frutto della corretta e meditata applicazione di leggi che il Parlamento ha voluto e dei principi costituzionali che ne sono a fondamento, né che il Ministro della Giustizia si è guardato bene dall’esercitare il proprio potere disciplinare, negli eventuali casi in cui ve ne sarebbero state le condizioni.

Rimane allora una chiara manifestazione della più facile demagogia, rivolta ad aizzare contro la magistratura tutti i generi possibili di risentimento, soprattutto da parte di chi ne ha subito, per qualsiasi ragione, una decisone negativa,  ignorando del tutto però – o fingendo di farlo – che la funzione fondamentale assegnata dall’ordinamento ai magistrati consiste nel risolvere conflitti e dunque, inevitabilmente, nel ”dare ragione” a qualcuno e “dare torto” ad altri, con la possibilità però, in quest’ultimo caso, di impugnare i provvedimenti sfavorevoli.

Viene invece lanciato l’esplicito messaggio che, con la riforma, finalmente potranno essere “sistemate le cose che non funzionano” e quindi inevitabilmente essere messi a tacere gli autori delle decisioni “surreali”, così come – per altro verso – quelli che hanno emesso decisioni non gradite al governo  in materia di immigrazione, tutte attribuite sistematicamente e pregiudizialmente a “giudici di sinistra”.

Nessun riferimento e nessuna considerazione, da tutte queste parole, al valore della indipendenza dei giudici, che – va ricordato – costituisce la condizione fondamentale perché la difficile funzione loro assegnata dall’ordinamento di ogni stato civile possa essere esercitata senza condizionamenti di alcun genere, né quindi da interferenze di potere, esterne od interne,  ma nemmeno da pressioni di natura ambientale, populisticao mediatica in grado certamente di turbare pesantemente la serenità dei magistrati chiamati a decisioni scomode.

E’ quello che sta avvenendo con il massacro mediatico subito in questi giorni dai giudici del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, alimentato anche da esponenti di vertice delle istituzioni, con manifestazioni di irrefrenabile demagogia e con evidente assoluta mancanza di rispetto verso la funzione esercitata da chi ha emesso decisioni, condivisibili o meno, ma certamente difficili, travagliate e ampiamente motivate.

Ai cittadini disorientati e poco informati (anche per la complessità tecnica e per certi versi ermetica del quesito referendario) viene così presentata la falsa immagine di una magistratura irresponsabile e gestita dal malaffare, che opera a proprio incontrollabile arbitrio e che non tiene minimamente conto del bene della collettività, ma si omette di aggiungere che – come ben sanno gli addetti ai lavori – la riforma in discussione non contiene alcun concreto strumento che possa intervenire a rimedio delle sbandierate storture ma al contrario appare verosimilmente destinata ad accentuarle.

Si sorvola al contrario sull’autentico, palese obiettivo delprogetto di riforma, consistente nella disarticolazione e nel profondo indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura, istituzione posta a garanzia e presidio dell’indipendenza dei magistrati, come anche della correttezza dei loro comportamenti.

E’ certamente questa, difatti, la conseguenza dello spezzettamento del CSM in  tre organismi diversi, ciascuno con proprie ed esclusive competenze, che potrebbero anche entrare in conflitto tra loro, e ancora di più della sottrazione ai magistrati del potere – fondamentale per ogni struttura democratica – di scegliere i propri rappresentanti in seno all’organismo che ne regola l’attività (caso unico nel suo genere), sostituendolo con il sorteggio tra una amplissima platea di aventi diritto, che non da alcuna garanzia sulla idoneità dei designati, anche sotto il profilo etico, ad assolvere le loro delicatissime funzioni; che  li rende irresponsabili della propria attività nei confronti di chiunque, che di conseguenza  ne pregiudica l’autorevolezza rispetto alla corrispondente componente “laica”, che viene designata dal parlamento su una base molto più ristretta e consapevole.  

Il  vero programmato obiettivo della riforma non è dunque il miglioramento dell’amministrazione della giustizia ma piuttosto quello di limitare e condizionare la serena e indipendente opera dei magistrati – con buona pace delle formali attestazioni di rispetto verso di loro – soprattutto nell’attività di controllo del rispetto della Legge da parte degli altri organi dello Stato.

In questo modo viene fortemente pregiudicato il primo e fondamentale interesse proprio di quella comunità dei cittadini cui si è appellata la Presidente del Consiglio, che consiste indiscutibilmente nell’assicurare che i magistrati,  Giudici o Pubblici Ministeri che siano, possano esercitare concretamente la funzione di corretta applicazione della Legge loro assegnata, con la serenità di rispondere esclusivamente alla propria coscienza.

Pillole di NO

Care e cari, la data del referendum si avvicina e la campagna elettorale si imbastardisce. A leggere le ultime esternazioni del ministro, anche successive al messaggio del presidente Mattarella sull’ abbassamento dei toni”, cascano le braccia (non migliore il comportamento della presidente del CM).
Provo a rispondere, coi toni adatti.

PILLOLE DI NO

Una di queste ultime notti mi sono svegliato all’improvviso – comincia a capitarmi – e ho acceso il lume; rapida occhiata in giro e poi ho cominciato a srotolare il filo dei ricordi, a partire da quello della sera, col sondaggio sul referendum dove il NO aveva superato, di poco, il SI’ dopo mesi di notevole distacco. Quella specie di testa a testa non mi entusiasmava, e rimasi in attesa di inevitabili riflessioni.

A) I due presentatori della riforma, Meloni e Nordio, hanno prima negato, poi affermato che questa COSTITUZIONE riformata avrebbe migliorato la resa di giustizia . Non mi interessa fermarmi sulla loro contraddizione, perché semplicemente NON E’ VERO. Non c’è una riga, ma nemmeno una parola, che possa confermare le dichiarazioni dei “riformisti”. I due proponenti sono come Il Gatto e la Volpe, ma noi non siamo Pinocchio. I mali profondi della giustizia, a partire dalla durata dei processi, avrebbero bisogno di interventi ben altrimenti incisivi, sui testi legislativi, sui mezzi e sulle strutture (Ministro dove stava e che faceva nel frattempo, oltre a criticare pesantemente una magistratura della quale ha fatto parte per parecchio tempo).

B) I “riformisti” sostengono che , dopo la riforma, il giudice sarebbe davvero “terzo”, come è scritto nell’articolo 111 2° comma della Costituzione. Se questa tesi fosse vera, ne conseguirebbe di necessità che tutti processi penali celebrati col nuovo codice (qualche milione) sarebbero nulli.

C) Finché giudice e p.m. non saranno “separati” il primo sarà pesantemente condizionato dalle tesi del p.m., e le accetterà al di là del dovuto, sostengono i sostenitori del SI’. Ma se consultiamo i dati, scopriremo che il numero di condanne –secondo le tesi p.m.- e quello delle assoluzioni- tesi della difesa- sono all’incirca uguali. Quindi soltanto la metà dei giudici sarebbe influenzato dalla colleganza col p.m.? E un’altra metà no? I numeri smentiscono questa enorme sciocchezza.

D) Gli avvocati iscritti alle Camere Penali (circa 10.000) sarebbero nella quasi totalità fautori del SI’, quindi il numero degli addetti ai lavori sostenitori della riforma sarebbe argomento neutro, ma chiaro. Anche qui i numeri vanno letti per intero: la percentuale dei professionisti delle Camere Penali oscilla tra il 4 e il 5% del totale degli avvocati italiani; quindi il parere del 94/95% non è conosciuto. Perciò è assai significativa la chiara presa di posizione di un illustre avvocato e professore, Franco Coppi, le cui doti professionali ho avuto modo di apprezzare più volte. Non pochi magistrati e avvocati, buoni conoscitori del problema, valuterebbero addirittura con favore l’unicità della formazione professionale.

E) Se la Giustizia è del tutto dimenticata dai “riformisti”, vediamo finalmente il vero bersaglio della riforma, il Consiglio Superiore della Magistratura, istituito dai costituenti a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura(già la previsione dell’organo nel 1948, e la sua effettiva istituzione, nel 1958, fa capire quanto fosse “anomalo”). Dall’unico CSM attuale, con i membri togati eletti (secondo Costituzione), si passerebbe, nel testo riformato, a due CSM, per carriere separate, spostando la competenza in materia disciplinare, attribuita ad una Alta Corte, pensata da qualcuno che soffriva di incubi.

F) Dei due CSM e dall’Alta Corte farebbero parte, per due terzi magistrati, sorteggiati tra tutti, e per un terzo componenti “laici” sorteggiati in una apposita lista, approvata dal Parlamento. Il sorteggio dovrebbe, per il SI’, impedire la lottizzazione dovuta alle correnti in sede di Associazione magistrati. Lascia stupiti il motivo per cui non si sorteggiano assemblee di condominio, organi disciplinari vari, nonché Camere del Parlamento, che già oggi provengono da decisione di partiti e/o correnti di partito. L’Alta Corte nasce oltretutto in contrasto con il divieto costituzionale di istituzione di giudici speciali, e con una cervellotica previsione di reclamo contro le sue decisioni alla stessa Corte ,con altri componenti. E se, non essendo previsti numeri e qualifiche dei sorteggiandi, (decisioni delegate del tutto al prossimo legislatore) una maggioranza politica ampia coprisse con la sua lista tutti i posti destinati ai membri “laici”?. E contro la decisione della Corte in sede di appello sarà possibile ricorrere in Cassazione, secondo la tassativa previsione dell’articolo 111, penultimo e ultimo comma? Nulla dice sul punto la riforma.

G) Quando ai “riformisti” si contesta che nella riforma ben si intravedono rischi per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, si risponde che l’art. 104 della Costituzione non viene modificato. Però, con riferimento al grande TOTO’ (ccà nisciuno è fesso), basta cambiare quell’articolo -già adesso si progetta di mutarne ben SETTE – e addio a indipendenza ed autonomia.

CONCLUSIONI
Dopo queste osservazioni ( un testo più ampio nel documento “Ma non è una cosa seria”), meglio non consultare più i sondaggi: si discute di una -un po’ truffaldina- modifica della struttura sostanziale della nostra democrazia, e non della finale di una coppa di calcio, o di tennis. Per cambiare una parte non piccola, né secondaria della Costituzione nata dalla Resistenza più di ottanta anni fa andava prevista una discussione generale politica, come avrebbe dovuto farsi ,per l’articolo 138, e non una gara di corsa.

Una casa, un’idea. Nasce un comitato scientifico per Casa Pertini

Ricorre oggi , il 36° anniversariodella scomparsa  di Sandro Pertini  
presidente della Repubblica italiana dal 1978 al 1985, avvenuta in Roma 
il 24 febbraio 1990. Sandro Pertini, socialista, il presidente partigiano 
che seppe essere il presidente di tutti gli italiani, non è stato 
dimenticato ma è sempre vivo nella coscienza democratica del paese. 
Recentemente la casa in cui viveva con la moglie  Carla Voltolina a 
Fontana di Trevi è stata restaurata a cura degli Stati Generali del 
Patrimonio presieduti dal prof. Ivan Drogo e aperta alle visite del 
pubblico come Casa Pertini Voltolina. In occasione  dell’odierno 
anniversario è stato costituito un comitato scientifico per 
l’attivazione nella Casa Pertini Voltolina di attività culturali 
connesse alle memoria della vita , delle opere e del pensiero di Sandro 
Pertini. Alla presidenza del comitato è stato chiamato il prof. Valdo 
Spini, già ministro della repubblica e deputato. La prima composizione 
del comitato vede la presenza dei proff. Stefano Caretti e Gianluca 
Scroccu, della Presidente dell’Associazione Sandro Pertini-Isonomia, 
Valeria Almerighi,  di Alberto Aghemo, Presidente della Fondazione 
Matteotti, di Martina Lombardi, Presidente dell’Associazione Sandro 
Pertini di Stella (Savona), Segretario lo stesso prof. Drogo.

In una sua dichiarazione, Valdo Spini, che è anche l’autore di un libro 
sui presidenti della Repubblica italiana (“Sul Colle più alto”, 
Solferino, Milano) ricorda:” Sandro Pertini ha dato un senso ed una 
vitalità nuova all’istituzione Presidenza della Repubblica , uno dei 
pilastri della nostra Costituzione democratica. facendone un luogo in 
cui tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani potessero idealmente 
riconoscersi, anche nei momenti gravi della vita nazionale che egli si 
trovò ad affrointare spesso in prima persona. Ora questa memoria si deve 
dirigere in particol modo ai giovani, che egli tanto amava. Casa Pertini 
Voltolina deve essere un punto di riferimento proprio per le scuole e 
per le università perchè il suo esempio di dirittura morale e di impegno 
personale a sprezzo di qualunque sacrificio possa educare i giovani alla 
vita democratica e all’impegno politico”.

Vero, probabile… falso. Cosa c’è dietro al referendum

di Riccardo Ionta (magistrato)

Certo, certissimo, anzi probabile». È labile il confine tra verità, probabilità e falsità. E la persistente efficacia del sarcasmo di Ennio Flaiano ci ricorda che soprattutto è movibile.

Una determinata concezione dialogica del processo penale, ipertrofica, sembra aver raggiunto il metodo e il merito della riforma. Dapprima piegando la procedura legislativa di “approvazione” della proposta di legge, poi conformando il contenuto della riforma e ora il dibattito referendario: scambio di accuse e difese, parti e posizioni inevitabilmente opposte e sarà il giudice-popolo a decidere. Ma se il processo ha le sue regole, per quanto fallaci, si assiste oggi ad una disputa che s’è fatta sfida, senza leggi precise, nemmeno di cortesia linguistica, ed è forte la sensazione di muoversi secondo gli impulsi impressi dalle mani di abili pubblicitari di personali verità.

Nel presente scritto si cercherà di chiarire come la proposta di riforma, pur presentata come “separazione delle carriere”, non disciplini in alcun punto di essa le carriere di pm e giudici, né vieti o limiti la possibilità di passaggi tra funzioni.

La riforma costituzionale riguarda la struttura istituzionale del governo della magistratura: separazione e divisione del CSM oggi unitario; sottrazione al governo autonomo del disciplinare e istituzione di un giudice speciale per i soli magistrati ordinari; eliminazione del sistema democratico e pluralista delle elezioni e sostituzione di esso con il sistema casuale dell’estrazione a sorte. La stessa riforma poi, con l’art. 102 Cost., impone una futura disciplina differenziata per le carriere e le garanzie di indipendenza di giudici e pm – sino ad ora unitarie e modellate sulla figura del giudice – senza tuttavia indicarne il contenuto.

Si cercherà di delineare le conseguenze della proposta di modifica costituzionale: la frammentazione dell’unitario scudo di garanzia; il riconoscimento istituzionale del potere della pubblica accusa; le linee della futura “autonomia e indipendenza differenziata” di giudici e pm; l’abbandono della cultura unitarista e pluralista della giustizia in favore della cultura separatista e monista.

L’obiettivo finale è quello di dare un contenuto al quesito referendario che, ad ogni modo, appare come una proposta del governo, rifiutabile, di firmare un foglio in bianco sulla giustizia e l’equilibrio dei poteri.

“L’essenziale è invisibile agli occhi” è scritto in un libro per bambini.

Due sguardi sul Colle

Valdo Spini e Stefano Folli alla mansarda Pertini a Roma
Valdo Spini e Stefano Folli alla mansarda Pertini a Roma

Sarà il 2029 l’anno della scadenza del secondo Settennato di Sergio Mattarella è lontano quattro anni. E a quattro anni dalla prima chiama per l’elezione alla prima carica istituzionale della Repubblica, il tema della presidenza è già sulle prime pagine dei giornali ed alimenta i dibattiti sul ruolo del prossimo Capo dello Stato. Un paio in particolare meritano la nostra attenzione. Il primo è quello che si è svolto nella residenza di Sandro Pertini, nella mansarda di Piazza Fontana di Trevi dove il presidente Pertini ha deciso di continuare a risiedere durante i sette anni passati al Quirinale. Si è trattato della presentazione del libro di Valdo Spini “Sul Colle più alto” (Solferino, 2022 pp. 256). A parlarne lo stesso Valdo Spini e Stefano Folli. Insieme hanno passato in rassegna la storia dell’istituzione e delle figure che hanno ricoperto la prima carica dello Stato, passando anche, tra aneddoti e pezzi di storie, alle dinamiche di un dialogo non sempre facile con l’esecutivo e le altre cariche. Napolitano, Saragat, ovviamente Pertini sono stati i ritratti del cosiddetto “potere a fisarmonica” che contraddistingue il ruolo della Presidenza della Repubblica. Nel corso dell’incontro alla mansarda Pertini si è parlato anche della figura di Gronchi e la sua figura è stata al centro di un convegno organizzato dal’Associazione Vittorio Bachelet a 70 anni dalla sua elezione. Alla presenza di Sergio Mattarella, le relazioni di Fabio Pinelli, Margherita Cassano, Renato Balduzzi, Agostino Giovagnoli, Daniela Piana, Sandro De Nardi, Giorgio Grassi, Giovanni Tarli Barbieri, Antonmichele De Tura, Giulio Santini e Pasquale D’Ascola hanno permesso di gettare uno sguardo nuovo e più comprensivo sulla presidenza Gronchi soprattutto se proiettata al giorno d’oggi. Oggi non si possono avere istituzioni efficienti senza un dialogo tra poteri e classe politica e soprattutto senza una adeguata qualità culturale degli attori istituzionali. In secondo luogo va sottolineato il significato attribuito da Gronchi ai due principali organi di garanzia: Corte Costituzionale e Csm. Il terzo profilo riguarda invece il rapporto tra il giudice e la legge. Gronchi affermava che il giudice deve non soltanto interpretare la legge ma adattarla alle cangianti situazioni sociali. Balduzzi parla al riguardo di interpretazione costituzionalmente orientata, quanto basta per ragionare oggi sul disegno del domani.

La voce della Costituzione dalla “Mansarda Pertini”

[…] c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli. Piero Calamandrei

Partendo da questo frase, riteniamo sia giusto ripercorrere articolo per articolo la lunga storia della nostra Costituzione. Siamo andati a Casa Pertini-Voltolina grazie all’insostituibile Ivan Drogo-Inglese che ha fatto diventare realtà il sogno di Mario Almerighi, quello di riportare a nuova vita un simbolo per la nostra associazione, la casa con vista sul Quirinale dove il Presidente degli Italiani ha vissuto il suo settenato. Abbiamo letto lì gli articoli dei principi fondamentali e qualche altro del corpo della legge fondamentale dello Stato per sottolinearne l’attualità. Lo abbiamo fatto grazie agli attori della compagnia Estella con Valeria Almerighi, Federico Brugnone e Desy Gialuz. Per ricordare a tutti i valori della nostra Repubblica democratica.

I video sono stati registrati a Roma a Casa Pertini-Voltolina da Valeria Almerighi, Federico Brugnone e Desy Gialuz della Associazione ESTELLA. Grazie a Ivan Drogo Inglese per aver messo a disposizione quella che è stata la casa del “Presidente più amato dagli italiani” per questa iniziativa.

Articolo 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 5: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Articolo 10: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

Articolo 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Articolo 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Articolo 48: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Articolo 87: Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Articolo 102: Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

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