In ricordo di Mario Almerighi

di Pino Zupo

1939-2017

  Mi è stato chiesto un breve ricordo del fraterno amico, Mario Almerighi.

  Impresa forse impossibile, come l’agostiniano svuotare il mare con una conchiglia. Ma ci provo, confortato da una citazione di Eraclito, presa dal bel libro di un caro amico, Vincenzo Brandi, su “Conoscenza, scienza e filosofia”, edito in questi giorni. La citazione sembra proprio si attagli alla vita di Mario Almerighi: “Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada”.

  Mario fu magistrato egregio, ed egregio scrittore: lo è ancora, semel semper. Inseguì un sogno: la verità. Un sogno antico, come quello di Tommaso Campanella, che non a caso aveva impresso sul simbolo sintomatico della Campanella, sveglia delle coscienze addormentate, il motto “non tacebo”. E Mario non ha mai taciuto.

  Per questo è stato avversato dai potenti e dai loro servi di turno, che inquinano la verità per i loro sporchi bassi interessi. Leggete i suoi libri, documentatevi sulla sua attività di magistrato e di uomo amante della verità. Impariamo da lui ad essere amanti di quel termine antico, αληθηια = negazione dell’oblio. Non fermiamoci nella nostra Itaca quotidiana, ma seguiamo l’esempio di lui, che fino all’ultimo conservò l’ardore di “divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore”: lui, il cui ricordo ci aiuta ad uscir fuori dalla palude dei tempi, verso “l’alto mare aperto”.

Con ricordo commosso, Pino Zupo

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